La storia non insegna nulla

DI GIORGIO FIDENATO

A fine 2008 si cominciò a percepire che la situazione economico-finanziaria mondiale stava degenerando.

Per un libertario come me, e tanti altri che frequentano questo sito, questa crisi è la prova provata di quanto si andava dicendo da molto tempo e cioè che la manipolazione da parte dei governi, insieme alle banche centrali, della moneta e degli strumenti finanziari in generale, prima o poi avrebbe portato a quel risultato.

Badate bene: molti oggi dicono che avevano già previsto tutto molto tempo addietro. Penso ai Benetazzi vari o a coloro che criticavano la società occidentale come un male assoluto in quanto troppo attaccata ai valori materiali della vita. Ma se andiamo a scavare nel profondo le argomentazioni da questi sviluppate per sostenere le loro tesi, troviamo essenzialmente che, accanto ad una superficiale lettura dei dati macroeconomici che ha permesso loro di prevedere un collasso imminente, c’è una totale mancanza di cognizione delle vere ragioni che stanno alla base di questo travaglio economico che stiamo vivendo.

A quel tempo, nonostante frequentassi già da 7-8 anni il libertarismo, non avevo ancora appieno capito la portata della teoria austriaca, cioè non avevo ancora completamente assimilato la sua straordinaria capacità di interpretazione dell’evoluzione economica umana e, qualora l’interventismo statale ne avesse impedito la sua piena e completa estrinsecazione, la sua straordinaria capacità di prevedere l’evolversi verso una situazione di crack up boom.

A quel tempo non conoscevo ancora Francesco Carbone e non ebbi modo di leggere quei saggi che oggi fanno parte del libro “Prevedibile ed Inevitabile”. Se uno legge questo testo può solo affermare che non solo Carbone è un libertario, ma che egli soprattutto è un rigoroso economista austriaco che in tempi non sospetti aveva capito dove questa manipolazione avrebbe portato (da cui appunto il suo azzeccato testo Prevedibile ed inevitabile).

Quello che voglio qui raccontare è stata l’esperienza che io ho provato nel leggere a fine 2008, quando la crisi si era appena annunciata nella sua piena disastrosa azione, il testo di Murray Newton Rothbard intitolato “La grande depressione”.

Questo straordinario autore, partendo dalla più rigorosa applicazione della teoria austriaca di economia, andò a ricercare, nelle statistiche dei dati economici tenute dallo Stato americano, la prova della correttezza di quanto Ludwing von Mises aveva teorizzato. Chi ha la pazienza di leggere il libro trova snocciolate tutte le prove statistiche della correttezza della teoria austriaca del ciclo economico.

Ma quello che più mi ha sorpreso nel leggere quel libro è che la storia non insegna niente.

Infatti Rothbard oltre a provare con i numeri ciò che stava argomentando, fece anche una ricerca giornalistica delle affermazioni che i politici, a capo delle istituzioni americane incaricate di risolvere la crisi, fecero per rassicurare la pubblica opinione sulla bontà e sulla efficacia delle misure che di volta in volta prendevano per raddrizzare la situazione. In particolare mi colpirono le affermazioni fatte nel 1930-1931 dal Presidente Hoover, che rassicurava gli americani che le soluzioni prese, in perfetto stile keynesiano, sarebbero state risolutive.

I fatti, alla luce della storia, invece dimostrarono esattamente il contrario. Dopo un primo periodo di tamponamento e di ripresa (con in particolare riferimento a misure di interventismo su lavori pubblici, su stampa di moneta, su protezione dei salari effettivi, sulle azioni di stimolo degli investimenti), la situazione negli anni 1932 e 1933 precipitò (ricordiamoci la repubblica di Weimar). In particolare Rothbard riporta proprio alcuni titoli di giornale dell’epoca che volevano infondere ottimismo e, subito dopo, mostra impietosamente come la situazione economica si evolse nel senso di un ulteriore collasso.

Come dicevo sopra, la storia non insegna niente. Infatti i nostri politici, quando scoppiò la crisi nel 2008, si affrettarono a dire che l’Europa era più al sicuro di USA e Gran Bretagna e che, nell’ambito dell’Europa, l’Italia era più al sicuro di tutti gli altri perché le nostre banche, si diceva, non avevano adottato un modello finanziario altamente speculativo di tipo anglosassone ed erano più stabili e sicure, addirittura di quelle francesi e tedesche che erano fortemente indebitate con la Grecia.

I fatti di questi giorni ci mostrano esattamente il contrario di quanto hanno detto!

I nostri politici, assecondati da una masnada di giornalisti che in malafede, hanno dimostrato tutta la loro grassa ignoranza. Infatti l’euro è sull’orlo del fallimento e il sistema bancario è in completo disfacimento.

Per testimoniare quante balle raccontano i nostri politici e giornalisti, dal 2008 sto facendo una raccolta quasi quotidiana dei titoli de “Il Sole 24 ore”. Non c’è spazio ora di riportare le affermazioni fatte dalla casta, ma leggendo questi quasi 3 anni di titoli, si possono già vedere tutte le balle che i politici ci hanno raccontato. L’incapacità o la malafede dei politici, e dei giornalisti, potrebbe essere oggetto di una tesi di laurea se un valido giovane di orientamento liberale un giorno volesse cimentarsi.

Ma quello che mi preme sottolineare è che, quanto sta proponendo Monti, non serve assolutamente a niente. Chi ha la pazienza di leggere il libro di Rothbard, può capire immediatamente che quanto va decidendo l’attuale presidente del Consiglio ci porterà direttamente nel baratro, continuando a farci vivere in uno stato di agonia perenne.

A questo scopo, insieme a Facco, all’inizio del 2009 redigemmo un prontuario di azioni (SCARICALO SOTTO)  tratto dal libro di Rothbard da prendere nell’immediato per ripristinare una sana economia e per far uscire il più presto possibile il sistema economico da questa situazione disastrosa in cui stiamo vivendo. Questo programma di azioni lo inviammo a tutti i politici nostrani, dai consiglieri regionali al parlamento. Potete solo immaginare quale fu l’accoglienza. Dopo quasi 3 anni possiamo però dire che avevamo visto giusto e l’aggravarsi della situazione economica testimonia la correttezza delle ricette austriache per uscire velocemente da questo situazione.

Come auspicio finale spero che, chi si sente libertario in questo tragico momento storico che stiamo vivendo, non molli. Anzi, questa grande quantità di bugie che i politici raccontano, dovrebbe stimolarci ad essere più rigorosi e più combattivi. Dovremmo tutti adottare la locuzione di Virgilio e che Ludwing von Mises aveva sempre sulla sua scrivania: “Tu ne cede malis, sed contra audentior ito (Non cedere al male, ma opponiti ad esso con maggiore coraggio)”. Dobbiamo essere tutti più preparati, più rigorosi e inflessibili. Un mondo migliore è possibile: lo Stato deve uscire dalle nostre vite e dobbiamo affidare al mercato la soddisfazione dei nostri bisogni. Dobbiamo dimostrare, con il rigore delle idee e la forza delle azioni, che non scherziamo, che noi abbiamo ragione perché proponiamo l’unico precetto che deve essere dogmaticamente rispettato: nessuno può aggredire la persona e la proprietà altrui. Dobbiamo pretendere il ripristino di una sana economia basata sul principio di non aggressione e sul rispetto dei diritti di proprietà.

Il resto son inutili pannicelli caldi.

http://www.movimentolibertario.com/2011/12/05/la-storia-non-insegna-nulla/

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